Il potere del Silenzio

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Ciao a tutti e ben trovati.Oggi parliamo di Silenzio. A molti potrà sembrare un controsenso parlare e scrivere di silenzio in un blog dedicato alla voce e all’arte del parlare....

L__angelo_del_silenzio_by_LuceInfuocataCiao a tutti e ben trovati.
Oggi parliamo di Silenzio.

A molti potrà sembrare un controsenso parlare e scrivere di silenzio in un blog dedicato alla voce e all’arte del parlare. Eppure il silenzio nell’arte del parlare occupa un posto di grande rilevanza, a tal punto che potremmo addirittura parlare di “potere del silenzio”.

Non a caso molte volte abbiamo sentito dire che: “Il silenzio vale più di mille parole” e, a pensarci bene, le persone da cui restiamo maggiormente affascinate, spesso sono proprio quelle che esercitano al meglio il potere del silenzio, il più delle volte attraverso l’uso delle cosiddette pause ad effetto.

A questo punto avrete ben compreso che il tipo di silenzio a cui mi riferisco è quello “gestito” tecnicamente attraverso l’uso delle pause, artifici in grado di rendere il discorso più avvincente e l’eloquio più affascinante: quel tipo di silenzio che, nell’ars retorica, è capace di tenerci col fiato sospeso, facendoci desiderare di ascoltare ciò che sta per arrivare.

Il potere del silenzio non appartiene a tutti.
Molte volte, anzi, proprio chi si trova a parlare al cospetto di un pubblico più o meno vasto rischia di annegare in un fiume di parole, pur di non restare in silenzio, per il timore opposto di rimanere senza argomenti.

La maggior parte delle persone chiamate a parlare in pubblico ha paura del silenzio; teme quell’ intermezzo imbarazzante durante il quale si sente spesso giudicato dal pubblico, anche se quasi sempre si tratta solo di una percezione errata dell’oratore.

Il silenzio ha in sé un potere che gli deriva dall’ uso sapiente delle pause. Essere in grado di usare il silenzio durante un discorso non accade spontaneamente. Si tratta allora di imparare una vera e propria tecnica che, una volta acquisita, potrà permettere a chiunque di gestire un discorso con assertività ed efficacia.

È infatti a queste due caratteristiche particolari dell’eloquio che si riferisce il potere del silenzio. La domanda nasce spontanea: “ Quando si può dire di essere assertivi ed efficaci in un discorso?” La risposta è: “ Si è assertivi ed efficaci in un discorso quando si cattura l’attenzione di chi ci ascolta, quando si crea suspence, quando si sentono gli occhi incollati su di sè dall’inizio alla fine di un discorso. Ecco in cosa consiste il potere del silenzio.

Colui che padroneggia il potere del silenzio è sicuro di sé, non teme il giudizio dell’altro. Si concede questa opportunità e allo stesso tempo si pone in ascolto dell’interlocutore, sia esso un pubblico di 100 persone che una persona sola.

Se volessimo ripensare a qualche personaggio della storia in cui il silenzio sia stato considerato un potere, basterà ricordare, ad esempio, i discorsi dWinston Churchill, l’ex Primo Ministro britannico. Costui era un grandissimo oratore e nei suoi discorsi riusciva a essere fonte di ispirazione per i suoi compatrioti in ogni situazione, non solo per ciò che diceva, ma soprattutto per “come” lo diceva

Se ascoltate con attenzione ciò che Churchill dice in questo video, potrete subito rendervi conto di come riesce ad usare sapientemente le pause, per sottolineare passaggi salienti e per mantenere l’attenzione sempre alta.

Per menzionare un personaggio più vicino ai nostri tempi, mi viene subito in mente il nostro attuale amatissimo Papa Francesco. A prescindere dall’appartenenza ad una fede religiosa o meno quest’uomo è stato capace di diventare il Papa di tutti, dal primo istante in cui si è presentato. Il suo sguardo carico di bontà, il suo sorriso rassicurante, il suo tono di voce caldo e amichevole hanno fatto di Papa Francesco un uomo in mezzo agli uomini.

Ma ascoltiamo in questo brevissimo video come il Papa riesce a catturare l’attenzione di migliaia di persone, esercitando anche il potere del silenzio, ossia usando, inconsapevolmente, quelle pause di 2/3 secondi che gli permettono di sottolineare la frase appena pronunciata, ma soprattutto di portare l’uditorio a restare incollati a quello che sta per dire subito dopo. Fateci caso. Avrebbe avuto lo stesso effetto il suo discorso se fosse stato farfugliato velocemente e senza pause. Non cred0

E per finire mi piace menzionare nel mondo del cinema di altri tempi, il mitico John Wayne e le sue lunghe pause ad effetto, che lo hanno caratterizzato, quasi come fossero state una sua peculiarità di attore. In realtà lui stesso soleva dire che la sua capacità attoriale si risolvesse in una semplice tecnica: “ contare fino a tre prima di ogni battuta”. Così John Wayne esercitava la propria versione del potere del silenzio, contando fino a tre.

Personalmente ho appreso lo stesso metodo durante il mio primo corso di recitazione molti anni fa e, da quando insegno dizione, cerco di trasmetterlo anche ai miei allievi, in quanto lo considero di estrema efficacia e di facile acquisizione. Eppure quando durante i miei corsi di Dizione arriviamo allo studio dell’espressività della voce, con l’uso di tempo, tono, volume, parola chiave e ritmo (che altro non è che l’uso della pause), e insegno ai miei allievi il metodo “John Wayne”, per la pausa ad effetto, beh… con grande stupore di tutti, quei tre secondi sembrano infiniti e riesco con difficoltà a indurre i miei allievi a parlare solo dopo aver contato mentalmente fino a tre. Ma quando poi ci riescono… il potere del silenzio si mostra in tutta la sua grandiosità espressiva 

Bene, per oggi mi fermo qui e vi lascio questo piccolo insegnamento, il metodo “John Wayne” per sperimentare il potere del silenzio.

Buona voce a tutti! Ops.. volevo dire… Buon silenzio a tutti! 

 

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Daniela de Meo

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